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Photographic storytelling




Castiglione surfers





  
  
Il fragore si sentiva già dal camping
e quando arrivai in spiaggia,
lo spettacolo delle onde, il tonfo, la schiuma,
catalizzarono il mio sguardo.
In acqua i numerosi bagnanti sguazzavano
divertendosi con le onde
le quali con una forza incredibile
trasportavano in continuazione tutti verso la riva.
Oltre la linea dei frangenti, nessuno,
perché la risacca, potentissima, al contrario,
allontanava immediatamente chiunque verso il largo.
I lifeguard, attenti e severissimi,
richiamavano in continuazione con i fischietti
tutti coloro che tentavano di avventurarsi
oltre la schiuma delle prime onde.
           
  
  
           
  
  
Poi li vidi, tra il saliscendi delle onde,
comparire e scomparire il lontananza,
uno dopo l’altra, dall’angolo della baia.
           
  
  
           
  
  
Non avrei saputo dire quando arrivarono,
né in che punto fossero entrati in acqua.
L’impressione fu come se fossero sempre stati lì,
nel mare, pronti ad emergere al momento giusto.
           
  
  
           
  
  
Silenziosi e assorti, seduti sulle loro tavole,
con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte,
immersi nella loro apparente solitudine, ad aspettare.
E aspettare.
           
  
  
           
  
  
Il caos della battigia contrastava fortemente
con l’apparente tranquillità del mare in lontananza,
laggiù, dove le onde, con il loro movimento ipnotico
non lasciano intendere il modo in cui
l’una o la successiva o quella dopo ancora
si frangerà sulla spiaggia creando il fatidico tubo:
meraviglioso spettacolo di energia e dinamica.
Non è facile capirlo, ma loro, i serfisti,
in questo sono dei maestri.
           
  
  
           
  
  
Dopo un po’ individuai un punto
dove altri serfisti si apprestavano ad entrare
con il classico stile: tavola sottobraccio
e sguardo fisso verso il mare,
ignorando gli accesi e severi richiami dei lifeguard,
i quali, naturalmente, li mettevano in guardia
dall’evidente pericolo.
           
  
  
           
  
  
Distratto da questo non mi accorsi
che intanto lo spettacolo era cominciato.
           
  
  
           
  
  
Le onde avevano iniziato a girare, ad allungarsi
           
  
  
           
  
  
e su di esse ragazze e ragazzi
cadendo letteralmente dalla cresta,
scivolavano e sfrecciavano sul pelo dell’acqua
           
  
  
           
  
  
spinti da quella forza che a noi sembra invisibile
           
  
  
           
  
  
ma che sotto i loro piedi vibra
           
  
  
           
  
  
trasmettendo la potenza di quell’immensa massa in movimento.
           
  
  
           
  
  
Rimasi ore a guardarli, entusiasmato dal loro coraggio, dal loro istinto,
           
  
  
           
  
  
sempre affascinato da come questi atleti,
esperti dello scivolamento,
riescano con eleganza,
leggerezza e soprattutto stile
           
  
  
           
  
  
a far sembrare semplice
qualcosa per cui è necessaria tanta forza,
istinto ed equilibrio
fuori dal comune.
           
  
  
           
  
  
La perseveranza e la passione
di questi ragazzi dimostra come
si possano cavalcare in modo spettacolare
           
           
  
  
anche le umili onde del mediterraneo
che accarezzano le nostre innumerevoli spiagge.
           
           
  
  
In qualsiasi mare
           
           
  
  
in qualsiasi spiaggia
           
           
  
  
quando arrivano le onde giuste,
i serfisti con elegante silenzio,
dal mare stesso, emergono.
           



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